Immigrazione

E’ arrivato il momento di far chiarezza e di esprimersi su uno dei temi che a mio giudizio si intreccia profondamente nello sviluppo culturale, sociale, politico ed economico non solo dell’Italia, ma dell’intera Unione Europea: L’immigrazione. Vi premetto che questo articolo nasce da una mia personale visione del mondo, che cercherò di riassumere in punti saliente e che fanno parte della mia visione.
Ma partiamo dal principio, dalla domanda focale: l’immigrazione serve davvero a qualcosa? A dare un supporto reale e concreto alle persone in difficoltà?

Da un lato abbiamo i radical chic pseudo comunisti, che aprirebbero le porte a tutti, indistintamente dal paese di origine, dei dovuti controlli, in barba a qualsiasi principio di nazionalità, avanzando assurdità come lo Ius Soli o l’abolizione del reato di clandestinità (di cui non ho condiviso il supporto del MoVimento). Dall’altro lato abbiamo i razzisti, gli italiani ancorati (come i pseudo comunisti) a uno pseudo fascismo, che non offrono soluzioni a un problema che riguarda l’intero pianeta, ma che si limitano a voler chiudere le frontiere e cacciare tutti fuori dall’Italia, indistintamente anche loro, chiusi entrambi in una visione sterile e miope del mondo che li alimenta solo a farsi la guerra, alimentando una guerra fra poveri e basta.

Tutti abbiamo il diritto a esistere, tutti.
Non posso pensare che chi nasce in Burundi o in Nepal non debba avere la mia stessa opportunità a esistere, visto la nazionalità è una mera casualità. Ma prima un po di dati:
1) La stragrande maggioranza delle persone che soffrono la fame vive nei Paesi in via di sviluppo, dove il 12,9% della popolazione soffre di denutrizione.
2) L’Asia è il continente che ha la più alta percentuale di persone che soffrono la fame nel mondo – due terzi della popolazione totale. Negli ultimi anni, in Asia meridionale la percentuale si è ridotta, ma nell’Asia occidentale essa è lievemente aumentata.
3) L’Africa Sub-sahariana è la regione con la più alta incidenza (percentuale della popolazione) della fame. Una persona su quattro soffre di denutrizione.
4) La scarsa alimentazione provoca quasi la metà (45%) dei decessi dei bambini sotto i cinque anni – 3,1 milioni di bambini ogni anno.
5) Nei Paesi in via di sviluppo, un bambino su sei  (sono circa 100 milioni) è sottopeso.
6) Un bambino su quattro nel mondo soffre di deficit di sviluppo. Nei Paesi in via di sviluppo, questa percentuale può crescere arrivando a un bambino su tre.
7) Nei paesi in via di sviluppo, 66 milioni di bambini in età scolare – 23 milioni nella sola Africa – frequentano le lezioni a stomaco vuoto.
8) Ogni anno ci sono oltre 80 milioni di nuovi poveri nei paesi del terzo mondo. Dei quasi 7 miliardi di abitanti del pianeta, 2,8 miliardi hanno meno di 5.00$ al giorno per sopravvivere e addirittura 1,2 miliardi meno di 2.00$ lire al giorno. Ma la povertà non è solo mancanza di soldi.
9) Il WFP calcola che ogni anno sono necessari 3,2 miliardi di dollari per raggiungere  i 66 milioni di bambini in età scolare vittime della fame.

Adesso, i dati parlano chiaro (fonte it.wfp.org)
Secondo voi ora risolvere questo problema basta portare queste 4 miliardi di persone a in Italia? Perché non si evidenzia tutto questo? Perché non si parla anche dell’espropriazioni di terre a queste persone in nome del capitalismo? Dove sono finiti veri Marxisti? Chi dice che risolvere il problema della fame nel mondo basta aprire i confini nazionali è un pazzo o sta in malafede.

Il mondo contemporaneo è un universo di disuguaglianze estreme. Nonostante le stime, sappiamo che è vastissima la popolazione dei poveri e poverissimi che soffrono di carenze nell’alimentazione (e qui rientra il discorso di un alimentazione vegana che ha un impatto sul sistema molto più equo e redistribuito) e di disagi nell’alloggio, che non riescono a tutelare i figli nella prima infanzia, stentando a educarli o a crescerli, che faticano a condurre un’esistenza dignitosa e sono esposti a gravi rischi nel corso della vita. E anche in Italia, anche se non apparteniamo a questo gruppo di persone, fin troppi italiani sono privi della propria dignità.

Oltretutto portare qui i migliori elementi, quelli che riescono ad arrivare qui in Italia o in Europa, quelli che ce la fanno, contribuiscono a rendere le terre e i paesi di origine non solo poveri economicamente, ma anche umanamente. Dovrebbero contribuire a far prosperare il loro posti nel principio di un’autodeterminazione dei popoli, con una spallata alla caduta dell’imperialismo di queste democrazie occidentali, anzichè venire in Europa, tanto oltre 2 milioni l’anno non riescono a emigrare, per ogni 2 milioni che emigrano 78 milioni di nuovi poveri crescono. Cosa abbiamo risolto quindi? A mascherare un dramma planetario.

La mia posizione quindi è chiara: no all’immigrazione selvaggia, inutile e deleteria, utile solo a fare business e promossa como operazione di marketing. Come dicevo all’inizio tutti abbiamo diritto a esistere. Prendo spunto dalle parole di Thomas Sankara per chiudere questa pubblicazione sulla tematica immigrazione: “Non c’è salvezza per il nostro popolo, il popolo d’Africa, se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per anni. E’ inutile e inammissibile che ci siano uomini proprietari di quindici ville, quando a cinque chilometri da Ouagadougou la gente non ha i soldi nemmeno per una confezione di nivachina contro la malaria. Ma questo il Capitalismo e questi ciarlatani vogliono. Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità

E come diceva Sankara, anche noi dobbiamo decolonizzare la nostra dallo stesso imperialismo che ci ha reso schiavi credendo di essere liberi, stando dalla parte dei giusti, ma favorendo chi invece giusto non è.

Claudio Lauretti