Il torero messicano Mario Aguilar, 27 anni, è stato trovato morto nella sua residenza nella città messicana di Aguascalientes, come hanno riferito fonti familiari. La prima a trovare il corpo di Mario Aguilar è stata la ragazza, Mariana, 23 anni, la quale ha trovato il corpo sospeso del suo fidanzato, il quale si è impiccato cono una cintura di pelle, mentre l’altra estremità del cappio improvvisato legava il telaio di una porta che comunica con il patio di servizio.

Dal referto anche redatto dalla polizia, la ragazza  di salvare il giovane torero, tirandolo giù, tuttavia, dopo l’arrivo dei paramedici sulla scena, Mario Aguilar non aveva più i segni vitali, per i quali l’area era stata isolata in attesa dell’arrivo dello staff della Procura generale dello Stato. 

Mario Aguilar ha compito compì 27 anni il recente 22 maggio. Era un membro della scuola Tauromagia Mexicana insieme ai suoi inseparabili compagni di corrida, Octavio García “El Payo” e Arturo Saldívar, con il quale ha fatto il suo debutto come torero al Monumental Plaza México il 3 settembre 2006, con il toro “Campione” di Il gioiello e provocando un’impressione più che piacevole. Insieme ai suoi amici della corrida, Octavio e Arturo, andò in Spagna e fece il suo debutto nell’arena monumentale di Las Ventas a Madrid il 6 aprile 200, con il manzo “Fuentevasca” del distintivo La Martelilla, alternandosi con Agustín de Espartinas ed Eliseo Gallardo.

La violenza della Corrida comporta danni collaterali anche agli uomini più crudeli. Uccidere, con tanta ferocia, definendo tradizione un omicidio non può dare spazio a nessun intendimento. Non è uno spettacolo, non è tradizione la corrida. Umanamente, possiamo dire che questo ragazzo è vittima di un sistema che toglie l’umanità agli uomini. Non si può fare a meno di esaminare quali sono tutte le crudeltà che vengono inflitte a questi poveri. Prima che il toro venga ucciso, quando viene colpito dal matador vittorioso, sarebbe sottoposto a violenze di ogni tipo.

Nessuno merita di morire, animali compresi.

Claudio Lauretti

Sei il proprietario di una piccola impresa? Hai bisogno di cercare le mosse audaci e innovative che portano le aziende di tutto il mondo a fare il successo? Alcune delle tendenze degli anni precedenti sono nella fase iniziale, mentre altre hanno già messo radici. Alcune aziende si preparano a entrare nel 2018 con un botto. Quindi cosa si aspettano gli imprenditori, mentre si dirigono verso il nuovo anno? 

Pensare agli anni a venire può aiutarti a pianificare meglio i tuoi obiettivi e le tue strategie e, se lo fai bene, puoi battere i tuoi concorrenti sul traguardo facendo qualcosa prima di loro. Guardare al futuro può anche aiutarti a migliorare la tua attività. Bisogna sempre tenere il passo con le tendenze nel mondo degli affari perché ti aiuta a sapere cosa devi aspettartiAlcune delle più grandi aziende del mondo sono arrivate dove sono perché sono state in grado di trarre vantaggio da una tendenza prima che arrivasse ovunque. Puoi fare lo stesso, ecco le tendenze dell’imprenditoria che dovresti tenere d’occhio nel 2018.

La prima tendenza di settore da tenere ben in considerazione è il settore relativo all’ Intelligenza Artificiale (AI), Machine Learning (ML) e Internet of Things (IoT), parole d’ordine di cui la Big Tech non poteva smettere di parlare nel 2018. Aspettatevi più di queste tecnologie nel 2018. Mentre i termini stessi hanno raggiunto un livello quasi parodistico, le idee che stanno dietro hanno un impatto maggiore ogni anno. Le piccole imprese possono ora accedere a molti dei vantaggi di queste tecnologie a costo zero o basso.

Successivamente ci sono i modelli bancari sono pronti per un cambiamento radicale. Il sistema bancario digitale sostituirà la tradizionale soluzione bancaria “mattone e Malta” con un primo approccio tecnologico. Crescerà a più di 2 miliardi di utenti entro il 2020. In breve, porterai la tua banca o il tuo portafoglio nel tuo telefono. Con i professionisti vengono i contro, il mobile banking porterà attacchi informatici lungo la sua strada. Oltre il 60% dei clienti gestisce i propri conti bancari al telefono. Con il crescente numero di utenti, aumenteranno le probabilità di attacchi informatici. Serviranno realtà consulenziali che si preoccuperanno di far dormire agli utenti “soldi” tranquilli.

La pubblicità iperlocale è, a mio giudizio, un altro trand da tenere in forte considerazione. In quanto tale sistema utilizza la tua posizione per pubblicare annunci pertinenti alla tua posizione. Immagina te stesso nel negozio alla ricerca di un gadget che hai cercato sul laptop, e ottieni un annuncio sul tuo telefono che stanno offrendo qualcosa di meglio e genuino dal loro negozio. Sicuramente amerai questo tipo di pubblicità piuttosto che entrare in un sacco di pubblicità inutile sul tuo telefono.

Le piccole imprese sono in una posizione eccellente per interagire con i loro clienti e commercializzarli in modo tradizionale, ma personale. Invece di limitarsi a chiedere o lanciare loro un annuncio mirato, scegli un segno intelligente e accattivante che le persone adoreranno e che andrà a beneficio anche della tua azienda. È possibile ottenere il traffico di base nello stesso modo antiquato. Si distinguerà dal rumore digitale. Inoltre, è facile da capire e non farà sentire a nessuno la violazione della loro privacy. Ma è sempre bene spingere contro la marea e rendere il tuo marchio persistente e distinguersi in un modo unico.

Ultimo settore, ma non ultimo, è quello delle Blockchain e Bitcoin, tendenze che mostreranno un’immensa crescita nel 2018, ancor più di quanto non siano in forte crescita ed espansione. Dall’offerta di sicurezza e autenticazione potenziate negli accordi e catene di fornitura alla costruzione di vere reti di business peer-to-peer tra vendita al dettaglio, energia e altro, Blockchain avrà una forte influenza sul modo in cui il business viene amministrato quest’anno.

Ciò potrebbe rivelarsi vantaggioso per i primi utilizzatori della tecnologia. Con la Blockchain di tendenza, possono sicuramente sviluppare un vantaggio competitivo rispetto ai loro concorrenti. Parlando di Bitcoin, è ancora un ostacolo serio che richiede una corretta gestione. Non è efficiente dal punto di vista energetico e le persone hanno già iniziato a lavorarci. Nei prossimi anni, ci saranno soluzioni per rendere le criptovalute una vera alternativa al denaro tradizionale.

Claudio Lauretti

Uno studio concluso nell’ottobre del 2016, pubblicato su Nature (integrale, in inglesenel giugno del 2017, dimostra – con dati di analisi sul campo – che ogni anno finiscono in mare tra 1,15 e 2,41 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, trasportate dai fiumi, per il 74% nel periodo tra maggio e ottobre.

Un secondo studio, più recente (ottobre 2017), basato sull’analisi di campioni di plastica e sull’elaborazione di dati acquisiti da ricerche precedenti, identifica i 10 principali fiumi che trasportano negli oceani il 90% circa della spazzatura di plastica: lo studio, pubblicato su Environmenthal Science & Technology (sommario, in inglese), è discordante dal primo solamente sulla quantità complessiva dei rifiuti, in questo caso stimati in 4 milioni di tonnellate.

Se le immagini delle isole di rifiuti nel Pacifico e negli altri oceani hanno fatto il giro del mondo suscitando indignazione nell’opinione pubblica globale, i mari d’Europa non se la passano meglio. I numeri dell’inquinamento da plastiche sono impressionanti: l’Unione europea stima in 100mila le tonnellate che ogni anno finiscono nei mari del vecchio continente, solamente dalle aree costiere. Sono molte di più, se consideriamo le zone interne, le navi mercantili e i pescherecci.

Altresì, la commissione indetta da Seas at risk, la piattaforma che mette in rete 32 associazioni ambientaliste del continente, del calibro di Legambiente, dà l’idea delle dimensioni della questione e ne traccia il quadro con pennellate ampie e precise. Partendo dalle fabbriche. L’Ue (Regno Unito incluso) ha prodotto nel 2015 il 18,5% della plastica mondiale, qualcosa come 58 milioni di tonnellate, 11 destinate all’export. Il 39,9% (più di 23 milioni) sono imballaggi usa e getta. Sei Paesi consumano il 70% di tutta la plastica utilizzata nei 28 Stati Ue: Germania (24,6%), Italia (14,3), Francia (9,6%), Spagna (7,7), Uk (7,5), Polonia (6,3). 

Di questo mare nel mare, le plastiche monouso sono uno dei problemi maggiori. C’è di tutto: dai filtri di sigaretta alle bottiglie e ai tappi, dai bicchieri ai contenitori per cibo, ai famigerati cotton fioc che si intasano anche i depuratori. Per non parlare delle microplastiche, ingerite da pesci e altri animali marini, da anni nella catena alimentare: un boomerang insidioso che arriva diretto sulle nostre tavole. È il più grave problema di inquinamento attualmente presente nei mari: più del 79% degli oggetti rinvenuti sulle coste Nord orientali dell’Atlantico, per esempio, è di plastica o polistirene.  

È come se, ogni minuto per 365 giorni, un camion della spazzatura riversasse tutto il suo contenuto in acqua. Senza sosta. Se non ci sarà un cambio di rotta, con una diminuzione della produzione e una maggiore attenzione allo smaltimento, nel 2050 i camion al minuto diventerebbero quattro. In quella data, in termini di peso, gli oceani potrebbero contenere più bottigliette che pesci. La situazione non è certo meno allarmante nei nostri laghi e fiumi.

Occorre un piano strategico di tutela che adotti misure repressive all’abbandono di plastica nelle vicinanze dei corsi d’acqua e un invito all’industria dei contenitori all’utilizzo di materiali biodegradabili o riutilizzabili come il vetro e istituire dei centri di raccolta della plastica in cui sia stabilito un valore alla stessa da corrispondere al cittadino che la consegna adeguatamente compressa e selezionata.

Ma non tutte le notizie sono negative, in quanto una nota positiva c’è (per modo di dire): la Boyan Slat. Una macchina progettata per pulire gli ocenani. La macchina sarà diretta verso il Pacific Trash Vortex dove comincerà a raccogliere tonnellate di rifiuti plastici accumulati dalle correnti oceaniche.

La visione di Boyan Slat è diventata realtà. Sono passati cinque anni da quando Slat, appena diciannovenne, ha lasciato gli studi in ingegneria aerospaziale per dedicarsi alla sua missione, pulire gli oceani dalla plastica. Il ragazzo prodigio olandese ha fondato la ong Ocean Cleanup e ha progettato una macchina per raccogliere rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche. Dopo uno studio di fattibilità e una campagna di raccolta fondi di successo, il macchinario chiamato Ocean Array Cleanup è pronto per essere testato sul campo. 

Claudio Lauretti

Incredibile ma vero. La Papua Nuova Guinea sta pianificando di chiudere Facebook per un mese intero come parte di un esperimento per prevenire l’abuso sistematico del social network.

Il ministro delle Comunicazioni, Sam Basil, ha dichiarato che la chiusura di Facebook per un mese consentirebbe all’Istituto nazionale di ricerca del Paese di effettuare ricerche sull’abuso del social network stesso“Il tempo consentirà di raccogliere informazioni per identificare gli utenti che nascondono dietro account falsi, utenti che caricano immagini pornografiche, utenti che pubblicano informazioni false e fuorvianti su Facebook per essere filtrati e rimossi” ha dichiarato Basil.

La mossa del ministro Basil ha un sapore decisamente preventivo, tenuto conto che secondo i dati della Banca Mondiale meno del 10% degli 8 milioni di abitanti di Papua Nuova Guinea, paese affascinante e in molte sue realtà in stato di grande arretratezza, ha un accesso diretto a Internet. Basil chiosa: “Se necessario possiamo riunire i nostri sviluppatori locali di app per dare vita a un social che risponda alle vere necessità dei papua-melanesiani”.

Ma non tutti hanno preso la notizia con piacere, tanto è che le reazioni sono state molteplici, tra cui la presa di posizione dell’opposizione, i quali hanno dichiarato il sospetto che il governo voglia in qualche modo controllare gli utenti sui social critici nei confronti. Basil ha negato che la misura possa essere una minaccia per la libertà di pensiero: «Non penso che sia così perché i parlamentari sono aperti alle critiche», ha affermato. Bryan Kramer, deputato dell’opposizione ha definito l’iniziativa «ridicola» e «stupida, perché che senso ha chiudere una piattaforma per studiarla? — ha dichiarato—. È come dire: spegniamo la tv per studiare i suoi effetti negativi così possiamo studiare uno schermo nero».

Rimane il fatto che Facebook sarà offline per un mese, saremo molto curiosi di sapere l’esperimento cosa ha prodotto.

Claudio Lauretti

Google Chrome è un browser che punta quasi tutto sulla velocità e sulla semplicità di utilizzo, ma questo non vuol dire che è meno funzionale o personalizzabile di altri browser. Anzi, proprio come Mozilla Firefox, Chrome può essere personalizzato nell’aspetto e nelle funzionalità grazie a tantissimi componenti aggiuntivi che sono disponibili gratuitamente sul sito ufficiale del programma. Molteplici sono le opzioni di personalizzazione, grazie in particolare alla disponibilità di un elevato numero di estensioni.

Tra le diverse esigenze, potrebbe esservi quella di modificare l’impostazione di visualizzazione di una nuova scheda, la quale viene solitamente aperta con un’anteprima dei siti recentemente visitati. Se si desidera modificare tale modalità predefinita, si può scaricare e installare il componente aggiuntivo “Define your own new tab!”. Per cambiare le sue proprietà è necessario aprire la voce “Estensioni” del menù principale “Personalizza e controlla Google Chrome” e cliccare il pulsante “Opzioni” associato al plugin stesso.

L’utente è quindi in grado di aggiungere sino a due collegamenti a risorse Web (URL), le quali sono confermabili con il pulsante “Save“. Da questo momento, il comando “Nuova scheda” implicherà la contemporanea apertura di una (o due) schede, come precedentemente indicato. Le medesime risorse verranno inoltre riaperte a ogni successivo riavvio del browser, in quanto impostate come pagine iniziali.

Su Google News potete anche selezionare la località che vi interessa per le notizie locali. Sulla colonna laterale a destra, sotto il meteo, troverete la vostra località. Cliccate su “cambia località”, togliete il flag su “determina automaticamente la mia località geografica” e digitate sul campo libero la città o la regione sulla quale volete visualizzare le notizie. La personalizzazione può anche essere annullata, per una sola sessione o definitivamente. Se volete vedere il classico Google News per una sola sessione, cliccate su “Edizione standard Italia” in fondo alla pagina. Quando vi riconnetterete la volta successiva, verrà automaticamente visualizzata la vostra edizione personalizzata.

Ed ora, ecco un rapido elenco con alcune delle 3 migliori estensioni per Chrome che puoi installare per iniziare a personalizzare il tuo Google Chrome:

  • WOT: un utilissimo componente aggiuntivo per la sicurezza della tua navigazione. Wot è in grado di segnalare il grado di affidabilità e sicurezza dei siti Internet visitati nella barra degli strumenti di Chrome con dei simboli colorati.
  • Facebook Notifications: rappresenta l’estensione ufficiale di Facebook che permette di avere le notifiche per i nuovi messaggi, i commenti e i “mi piace” ai post del noto social network direttamente in Chrome. Di molteplice utilità se avete più di account che non potete collegare all’app di Facebook
  • AdBlock: permette di bloccare le pubblicità troppo intrusive sui siti Internet. Utilizzala con cautela se vuoi che i tuoi siti Internet preferiti continuino ad esistere e ad essere gratuiti!

Ora divertitevi a rendere sempre più unico e speciale il vostro browser di Google Chrome.

Claudio Lauretti

Sono deluso, triste, arrabbiato e schifato. Il grindadràp non si ferma. Non siamo nemmeno in estate ma questa orrenda tradizione fa già vedere i suoi effetti: 150 globicefali uccisi. Ma come degli uomini possono essere in grado di fare questo?

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, il grindadràp, come è chiamata dagli abitanti delle Isole Faroe (Fær Øer), è una pesca storica locale. Si ripete da secoli ed è aperta a tutti. Le vittime: balene dal naso a bottiglia e delfini atlantici. Si tratta di un massacro bello e buono nei confronti dei globicefali, dei cetacei costretti con navi, sonar e chi più ne ha più ne metta a nuotare in branco verso la riva, dove ad attenderli ci sono centinaia di “cacciatori” pronti a decapitarli per collezionarne la carne, anche se ormai è diventata solo una macabra tradizione, uno sfogo per della gente frustrata legata a tradizioni da trogloditi, utile a sentirsi virili massacrando delle bestie indifese.

Se confrontiamo i numeri della mattanza, in rapporto all’anno scorso, i dati sono impressionanti. Siamo solo al 24 maggio, e già hanno ucciso 150 globicefali, l’anno scorso, per chi non avesse dati del massacro, posso dirvi che al 21 maggio il numero era fermo a 83; il 16 giugno si sono svolte due grind, con il massacro di 164 globicefali e 8 lagenorinchi ; il 26 giugno sono stati uccisi 157 globicefali e 53 lagenorinchi; il 29 giugno 43 globicefali. Infine, il 5 luglio, 70 globicefali, tra cui quattro femmine gravide. Se il ritmo di partenza è il doppio dell’anno scorso, sarà un estate all’insegna di un massacro di animali innocenti.

In tutto questo scenario drammatico, sono vicino ai ragazzi di Sea Sheperd, che come ogni anno si battono sui mari per salvare più animali possibili, ricercati dalle autorità locali (si, loro, non chi commette questi barbari omicidi a cielo aperto, ma si sà, siamo in un mondo fatto al contrario). Poiché le Isole Faroe agiscono con la protezione della Danimarca, Sea Sheperd ha deciso di denunciare il paese nordico innanzi alla Commissioe europea. La speranza è che si possa mettere un freno a questa medioevica e barbarica ‘tradizione’, non più necessaria per sostenere la popolazione faroese.

Su questa drammatica realtà ho aperto una petizione su Change.org, che potrete firmare cliccando qui, oppure attraverso questo link: https://www.change.org/p/chiediamo-alla-danimarca-di-annullare-il-grindadràp-la-mattanza-di-delfini-e-balene 

Claudio Lauretti

Quanti di voi hanno mai sentito del Suriname? Ex colonia olandese, collocata in Sud America, ha gli occhi puntati da Pechino. Oltre il 10% della popolazione ha origine cinese. Gli imprenditori hanno totalmente monopolizzato l’economia.

Il Suriname è però solo il centro di una sempre maggiore importanza nella Cina negli equilibri dei Paesi del Sud-America e del Centro-America. Negli ultimi anni diversi cinesi hanno acquisito posizioni importanti nei settori chiave delle economie nazionali del Sud-America e dell’America Centrale. Sfruttando la crisi economica, hanno acquistato e rifondato da capo le aziende che operavano nei settori delle materie prime di cui grano, Oro, petrolio e pesce surgelato. La penetrazione economica cinese è stata resa possibile dagli interventi diretti del governo della Repubblica Popolare.

Questo determina, a detta di molti economisti, che queste attività cinesi stanno facendo rinascere la dipendenza economica dell’America Latina dalle materie prime, problema che si credeva archiviato. Negli anni ottanta metà dell’America centro-meridionale era composta da un’economia dipendente dalle materie prime, negli anni novanta lo squilibrio si era attenuato.

Ma parliamo anche di qualche numero.
Dal 2005 al 2013 la Cina ha investito in America Latina 102 miliardi di dollari.

Nell’estate del 2014 durante il viaggio del premier Xi Jinping nella marco regione sono stati firmati 29 accordi di cooperazione con Cuba, rafforzati i legami col Venezuela, stipulati nuovi contratti con l’Argentina per la realizzazione di due dighe presso Santa Cruz (4,4 miliardi di dollari), per la ristrutturazione di una delle linee ferroviarie più importanti per i trasporto merci (2,1 miliardi di dollari), per lo sviluppo della quarta centrale nucleare del Paese e la costruzione di 11 navi (423 milioni di dollari).

La Cina, inoltre, ha fatto investimenti per circa 7 miliardi di dollari nella compagnia pubblica brasiliana PetrobrasIn crescita anche gli investimenti diretti, anche se i 9 miliardi investiti in Sud America sono ancora ben lontani dai 41 investiti dalla Cina in Africa e dai 25 in Europa.In Centro e Sud America si discute di nuove miniere, impianti per l’estrazione del petrolio, canali, porti e strade da costruire impiegando lavoratori e aziende edili cinesi. Finora poco è stato realizzato, ma gli immigrati cinesi sono in aumento.

Talvolta il governo di Paramaribo annuncia di voler limitare e fissare delle quote per l’esportazione del legno grezzo e delle altre materie prime, ma questi annunci finiscono sempre in un nulla di fatto. Per la Cina questa è una situazione molto favorevole. Possono comprare materie prime a basso costo e rifornire l’ex colonia olandese di prodotti industriali. La realizzazione di ponti e di strade, inoltre, rende il trasporto delle risorse sempre più economico.

I numeri confermano quel che pensano molti osservatori, concordi nel rilevare che nello scontro economico del continente ad uscirne vittoriosa potrebbe essere è stata la Cina, surclassando Stati Uniti ed Europa. La politica estera adottata dalla Cina negli ultimi anni rende chiari i piani del Presidente Xi Jinping, che punterebbe ad aumentare L’influenza della Cina nel Sud America utilizzando strategie simili a quelle adottate nella seconda metà del ‘900,  e non solo, dagli Stati Uniti.

Claudio Lauretti

Secondo dei ricercatori, Venezia, una delle città più belle e caratteristiche del mondo, potrebbe essere inghiottita dal mare entro 100 anni. Lentamente ed in modo continuativo, Venezia perde un millimetro/due millimetri all’anno a causa del cedimento del suolo e altrettanto per l’innalzamento del livello del mare. Le giornate di acqua alta che oggi sono in media 4 all’anno, diventeranno fra le 20 e le 250 entro il 2100. Il movimento della città più suggestiva del mondo è stato osservato con una risoluzione senza precedenti (3 metri) in uno studio pubblicato su Scientific Reports. Lo hanno scritto, utilizzando vent’anni di dati dai satelliti, Luigi Tosi del Cnr, Pietro Teatini dell’università di Padova e Tazio Strozzi del Gamma Remote Sensing, in Svizzera.

Ma non solo, non c’è solo il livello del mare che si sta innalzando (eustatismo), ma anche il suolo che si abbassa (subsidenza). E questo era noto. Secondo quanto si sapeva finora però l’entità della subsidenza era più contenuta, invece pare non essere così. Per lo meno nell’ultimo decennio. Le nuove misurazioni giungono da una ricerca condotta da Yehuda Bock, geodeta dell’Istituto di oceanografia dell’Università di San Diego in California, in collaborazione con l’Università di Miami in Florida e con la società italiana Tele-Rilevamento Europa, che misura le deformazione terrestri, analizzando i dati raccolti da Gps e radar satellitari (InSAR) per quanto riguarda Venezia e la sua laguna.

Anche se gli abitanti di una delle città più visitate d’Italia hanno da sempre saputo convivere con la laguna, i pesanti interventi umani dell’ultimo secolo stanno mettendo a serio rischio l’equilibrio di questo ecosistema a metà tra terra e mare.  Venezia, più di ogni altra città nel mondo, è il simbolo del rapporto tra umani e natura: se fino ad oggi questo equilibrio è stato mantenuto attraverso lenti ma costanti cambiamenti della durata di secoli, la rivoluzione industriale ha accelerato a dismisura il mutamento delle condizioni del pianeta a tal punto da mettere a repentaglio proprio questo equilibrio.

Una delle città più visitate del mondo è pronta a reagire ad un problema globale di questo tipo?

Claudio Lauretti

Questo articolo vuole essere da spunto di riflessione non solo per il prossimo Governo (euroscettico a guida Lega-M5S), ma per l’intera linea guida politica economica internazionale, che mette al centro uno dei temi più discussi da sempre: il “debito pubblico“.

Partiamo da un esempio semplicissimo: Se una famiglia è indebitata, deve i soldi a qualcun’altro, il quale deve rientrare del credito contratto. Ma se l’economia deve rendere i soldi a se stessa, come possiamo definire l’economia stessa debitrice o creditrice? Da ciò possiamo facilmente dedurre come il debito pubblico non rende l’economia più povera, e su come pagarlo non rende l’economia e i cittadini più ricchi.

In molti pensano che il debito pubblico sia il saldo negativo tra le entrate e le uscite del bilancio statale causato dai quei governi spendaccioni che negli ultimi decenni ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità. Non è così. L’incapacità, gli sprechi e le ruberie dei politici contribuiscono solo ad alimentarlo. Ma dobbiamo avere ben a fuoco che la causa è ben altra. All’origine del debito pubblico, che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “Signoraggio Bancario”. Un termine, non a caso, di origine medioevale.

L’aspetto trascurato riguarda la definizione di signoraggio bancario, oggi fuorviato in modo consapevole. Secondo la Banca d’Italia il signoraggio è «l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta», come confermato anche dal sito web ufficiale. Tali redditi sono quindi “derivati” dall’emissione di moneta, ma non sono la stessa moneta. Questo non è dettaglio da poco. In altre parole, il signoraggio sono gli interessi dei titoli di Stato ricevuti in cambio della moneta stampata e poi trasmessa alle banche commerciali. Ora invece il buon senso ci dice che il reale signoraggio sono proprio le banconote in circolazione, che senza alcun motivo sono poste tra i passivi del bilancio.

Un motivo storico in realtà c’è. Il motivo è che, quando la moneta era l’oro, essa veniva depositata presso chi già era attrezzato per conservarlo adeguatamente, cioè chi lavorava l’oro. Il depositante riceveva una ricevuta, una “nota di banco”, antenata dell’attuale banconota. Quando il depositante poi, girando per il mondo con la sua “nota di banco”, realizzava un acquisto di merce, invece di cedere l’oro, cedeva la “nota di banco”. Quindi l’oro smise di spostarsi e nel bilancio l’oro era posto tra gli attivi, mentre le “note di banco” erano giustamente tra i passiviMa oggi le nostre banconote non vengono emesse in ragione di una quantità di oro depositato, sono create dal nulla in funzione delle richieste del mercato, quindi la loro apposizione tra i passivi è solo una convenzione, una convenzione che può (e dovrà) essere cambiata. Tanto è vero che per il bilancio dello Stato già è così, quando lo Stato oggi stampa le monetine euro queste vengono ovviamente messe tra gli attivi. E se tornasse a stampare la sua moneta, lo Stato metterebbe tra i propri attivi tutta la moneta creata, con enorme beneficio per il proprio bilancio e per l’abbattimento del debito pubblico.

Una conseguenza importante, di cui in pochi ne parlano, è che una quota rilevante dei depositi che le banche riportano in bilancio come “debiti verso la clientela” genera redditi in tutto e per tutto analoghi alle rendite da signoraggio generate dalle monete legali (monete, banconote e riserve) emesse dallo Stato. Come si mostra altrove, tale forma di signoraggio introduce nell’economia reale un elemento strutturale di sottrazione netta di risorse, con effetti deflattivi su profitti e/o salari e con conseguenze redistributive e di frizione fra capitale e lavoro, che andrebbero attentamente studiati.

Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta l’Italia non avrebbe debiti e le risorse rese disponibili sarebbero impiegate esclusivamente il benessere del popolo italiano.

Claudio Lauretti

La scoperta arriva dal Regno Unito, il polpo ha una coscienza animale tutta sua. E’ la specie che si avvicina di più all’uomo per intelligenza. 

Il polpo comune (Octopus vulgaris) o piovra è un cefalopode della famiglia Octopodidae, che non deve essere confuso col polipo che invece è ad esempio l’animale che dà origine al corallo. Il termine polpo ha origine dal latino pōlypus, da una forma greca dorica πώλυπους (pṓlypous) o πωλύπους (pōlýpous), in attico πολύπους (polýpous), probabilmente da πολύς (polýs), “molto”, e πούς, (póus), “piede”, quindi “dai molti piedi”. Spesso ci si riferisce al polpo utilizzando la parola polipo, ma il nome zoologicamente corretto è polpo, in quanto i polipi sono invece animali acquatici (o una forma di essi) appartenenti al phylum dei Cnidari.

Secondo recenti studi, il polpo, oltre ad essere dotato di otto braccia e tre cuori, ha occhi quasi “umani”, tentacoli che si autorigenerano, innate doti attoriali e una pelle capace di cambiare colore per sfuggire ai predatori. Con le sue ventose può percepire i sapori del cibo, orientarsi in un labirinto, aprire bottiglie e barattoli. Se inseguito, il polpo è capace di spostarsi molto rapidamente espellendo l’acqua da un sifone a forma di imbuto posto a lato della testa. Trovato un rifugio, vi si infila con facilità e, se le cose si mettono male, è in grado di perdere il tentacolo a cui è avvinghiato il predatore (in genere uno squalo, un delfino o un’anguilla). Quell’arto verrà poi rigenerato automaticamente. 

Grazie a particolari cellule pigmentate, il polpo può assumere in breve tempo l’aspetto di qualunque elemento nei paraggi, sia esso uno scoglio, un fondale sabbioso, una barriera corallina o addirittura un altro animale. Nella foto un esemplare di polpo dagli anelli blu australe (Hapalochlaena maculosa), tra le creature più velenose di tutti i mari. Nel suo caso, la colorazione brillante ha uno scopo tutt’altro che mimetico. Quando il mollusco è agitato, le macchie azzurre si fanno ancora più visibili, come per avvertire i nemici della sua capacità di iniettare neurotossine mortali.

Questi eccezionali animali sanno addirittura variare il loro RNA, una sorta di mini-evoluzione in diretta. Laddove il DNA è responsabile della nostra struttura a lungo termine – il colore degli occhi ad esempio – l’RNA può modificare alcune funzioni fisiologiche a breve termine. Ma la portata dei mutamenti nell’RNA del polpo non ha uguali nel mondo animale. Sembrano persino in grado di modificare la velocità di segnalazione del loro sistema nervoso, così da riuscire a sopravvivere negli ambienti più estremi, come l’acqua molto fredda.

Ma la cosa più sensazionale è la sua intelligenza, generando una vera coscienza animale. I polpi in cattività sempbra sapere delle loro condizioni, si perchè l’intelligenza e la coscienza del polpo non si limita ad aprire un barattolo o orientarsi in un labirito, hanno una propria autoconsapevolezza. Quando provano a scappare, attendono il momento che nessuno li guarda, ci sono polpi che hanno allagato interi labooratori tappando i rubinetti con le loro braccia. Ma non è tutto, all’Università di Otago, un polpo spruzzava acqua verso le lampadine accese per indurre l’lintero laboratorio al corto circuito, alla fine lo hanno liberato.  Il caso più eccezionale fu quello della Millersville, in Pennylvenia, dove un ricercatore aveva scongelato un calamaro, per darlo al polpo come pranzo, quest’ultimo, anziche mangiarlo lo ha stretto a sè con un braccio teso in avanti (come se fosse una difesa).

Questi esseri, come tanti esseri viventi eccezionali, finiscono suoi piatti di tutto il mondo. Provo una profonda tristezza nel comprendere ciò che non possiamo ancora combattere, se non con l’informazione, un informazione di cuore, ma inadeguata all’obiettivo: quello di rendere la Terra un posto migliore per tutti, uomini, animali e ambiente compresi.

Claudio Lauretti