Ho aspettato qualche giorno prima di fare questo articolo per solidarietà verso le vittime di Genova, una tragedia che strazia i cuori di tutta la nazione, una tragedia che poteva essere evitata, si, evitata perchè non entrando nei meriti ingegneristici credo che il crollo di un ponte o di qualsivoglia tragedia umana ha sede nel “capitalismo”, in quanto fin quando non si torna nell’ottima che non è fondamentale massimizzare il profitto, ma costruire cose che oltre ad avere una manutenzione ordinaria efficiente, devono essere costruite e progettate per resistere alla prova del tempo, accadranno sempre queste disgrazie dove a farne le spese sono dei poveri cittadini. Tesi avvalorata anche dall’ultimo bando realizzato dall’amministrazione di Genova che prevedeva una manutenzione per prossimo anno.

Prendiamo le costruzioni romane in Italia e in giro per il mondo ad esempio, costruzioni create come altari del tempo per manifestare la grandezza di Roma, che difficilmente crollano, in molti casi hanno un età variabile tra i 1.500 e i 2.000 anni, ma non sembrano risentire della vecchiaia, perchè Roma non ha tempo.

In tutto questo ci sono loro, come potete vedere dalla foto in evidenza, i nostri amici a quattro zampe che continuano a essere protagonisti insieme ai nostri coraggiosi ragazzi delle forza armate e civili, lavorando senza sosta con la speranza sempre di estrarre qualche superstite. Oltre alle medaglie al valore per esseri cosi eccezionali ci vorrebbe la revoca dei cartelli “io non posso entrare” perchè loro sono più degni di molti uomini di poter accedere ovunque in questo pianeta, che non è proprietà di nessuno, dove l’uomo, oltre a farne da padrone, ne sta facendo da carnefice.

Come sempre, i nostri amici a quattro zampe si rendono fondamentali nelle operazioni di salvataggio, due anni fa avevano cercato sopravvissuti tra ciò che rimaneva di Pescara del Tronto distrutta dal terremoto, poi Amatrice, L’Aquila: ora il vigile del fuoco Fabrizio Caira e Apo, il suo cane specializzato nell’individuare tracce tra le macerie, sono al lavoro a Genova per il crollo del ponte Morandi.

Prima di insultare un cane, di abbandonarlo o di perpetrargli qualsiasi dolore, pensate all’amore che ci danno, anche in casi dove mettono a seguito di un duro addestramente, a repentaglio la loro vita. Un abbraccio alle famiglie delle vittime e a tutta la città di Genova.

Claudio Lauretti

L’ONU e il suo monito: vietare le Corride ai bambini.
Non possiamo definirla una vittoria, ma è pur sempre un inizio, in quanto con questo monito si afferma che la Corrida è uno spettacolo crudele e violento non raccomandato per bambini e ragazzi sotto i 18 anni.

Vietare ai minori di 18 anni di frequentare le corride o le scuole di corrida, per proteggerli dagli “effetti dannosi” che deriverebbero dall’esposizione a questo spettacolo. E’ quanto raccomanda alla Spagna il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, gruppo di esperti indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino.

Il Comitato ONU si è cosi espressa “Al fine di prevenire gli effetti nocivi della corrida sui bambini – si legge nelle conclusioni del testo, che non si concentra solo sulle corride ma più in generale sull’applicazione della Convenzione – il comitato raccomanda che lo Stato proibisca la partecipazione di minori di 18 come toreri o spettatori in corride. (estratto da fonte ansa.it)

Le Nazioni Unite avevano già sollecitato in passato tutti i Paesi in cui queste pratiche sono legali a garantire la protezione dei diritti dei più piccoli allontanandoli dalla violenza delle corride. «La tauromachia è una violenza estrema per i bambini. Dovrebbe essere proibito a tutti i minorenni», ha affermato Gehad Madi, membro del Comitato. «Speriamo che il governo spagnolo e le sue diverse comunità vietino la loro partecipazione alle attività della corrida». Il governo regionale della Catalogna aveva bandito la corrida quasi otto anni fa, ma il divieto è stato ribaltato nel 2016 dalla Corte Costituzionale spagnola, che ha affermato che la pratica era «un’altra espressione di natura culturale che fa parte del patrimonio culturale comune» (estratto da fonte corriere.it)

Claudio Lauretti

 

Circa 70.000 l’anno. Questo è il numero dei levrieri uccisi ogni anno in Spagna tra canili lager e barbare tradizioni.

I canili municipali spagnoli: Le Perreras. Come se un canile non fosse già un luogo triste a sufficienza, in questo caso parliamo di edifici sovraffollati e sudici, in cui i randagi o gli animali abbandonati dalle loro famiglie vengono stivati in attesa della morte. Letteralmente stivati, come fossero già carcasse, senza distinzione di taglia o sesso; forniti di cibo alla bene e meglio, senza che a ciascun animale sia assegnata una propria ciotola e impedendo conseguentemente ai meno forti tra loro di accaparrarsi un boccone.

Ma se pensate che la soppressione avvenga per addormentamento, la classica iniezione volta a non farli soffrire, non sapete cosa sono le Perreras. Sì, perché qui non si tratta di eliminare i randagi in eccesso, garantendo loro una dipartita serena, ma di sopprimerli nei peggiori dei modi. A bastonate o cremati vivi. Il perché è semplice: sono metodi molto più economici dell’eutanasia classica. Addormentarli senza farli soffrire costa troppo. Se digitate su google Perreras potete trovare racconti e foto che ritraggono i ospiti dei canili spagnoli, nonché le modalità della soppressione. Sui social network ci sono poi anche le immagini postate da chi si impegna per tentare di salvarli, volontari e associazioni. Sono foto terribili dove si possono vedere i dipendenti dei canili prendere il cane, legargli il muso con il nastro adesivo, chiuderlo in un sacco della spazzatura e gettarlo vivo nel forno.

Non c’è, per un animale che entri in una perrera, né garanzia di nutrimento né tantomeno di cura di eventuali ferite, un mix che quindi porta facilmente a morti dolorose. E non è tutto: per aggiungere al peggio, nella maggior parte  della penisola iberica vige una legge che consente l’eutanasia di cani e gatti, a prescindere dal loro stato di salute, dopo 10 giorni o poco più dalla loro entrata in canile. I metodi della suddetta eutanasia sono, peraltro, inaccettabili: vanno dalla camera a gas al paralizzante neuromuscolare, a, talvolta, la cremazione di animali vivi quando uno sventurato cane o gatto riesca a trattenersi dal respirare il gas e si ritrovi tra i cadaveri.

Vi invito a condividere questo articolo e firmare la petizione che ha raccolto oltre 40.000 firme: https://www.change.org/p/fermiamo-la-strage-oltre-70-000-l-anno-dei-levrieri-da-corsa-e-da-caccia

Claudio Lauretti

Il 6 Agosto 1945, un aereo americano, l’Enola Gay, ha con se la prima bomba atomica della storia, che sgancerà su Hiroshima precisamente alle ore 8.15 causando circa 200.000 vittime civili.

Oggi è il 6 Agosto 2018, sono passati 73 anni dal quel triste giorno in cui morirono innocenti, poveri uomini, donne e bambini, vittime della follia umana, follia che non porta i colori dell’asse, ma degli alleati, dei buoni, dei vittoriosi. Gli stessi che attraverso il capitalismo e il consumismo stanno distruggendo il pianeta nel silenzio assenso degli “intelletuali di sinistra”. Intellettuali poi di cosa non si sà.

E’ vergognoso che nessuno, e sottolineo nessuno, al termine di questa giornata abbia “ricordato”. Ho aspettato appositamente fino a quasi le 21.00 per fare l’articolo, per vedere quanti “non dimenticano”, ma a quanto pare l’immensa sensibilità di costoro emerge solo se da ricordare sono gli ebrei o se bisogna parlare degli immigrati o degli omosessuali. Scusate se in questo articolo, o meglio, in questa nota, sto andando giù pesante, ma è veramente grave questo atteggiamento di condanna verso un’idea, un’ideologia, senza dare il giusto peso ai crimini di tutte le ideologie verso l’umanità. Anche quei padri, madri e figli avevano diritto a vivere, non avevano nessuna colpa come non l’avevano le vittime europee del nazi-fascismo.

Non ricordarli vuol dire ucciderli due volte.

Non è stato detto nemmeno un flash sui notiziari, sulle pagine social silenzio totale. Dove sono i vari Saviano, Boldrini o Tommasi e tutti coloro che quando è da condannare Salvini per razzismo o altri atti xenofobi (atti fatti poi da figli di consiglieri PD) sono sempre pronti a scrivere e condannare? Oggi nessuno ha scritto nemmeno una riga.

Ma perchè le vite di quelle persone valevano di meno?
Credo sia inaccettabile. Non si può fare distinzioni davanti la crudeltà e la morte. Si parla di fascismo, di razzismo, questo cosa è? A distanza di 73 anni l’umanità non è cambiata. Si continua con folle fanatismo a faziositare per schieramenti alimentando questa guerra fra poveri, senza accettare che chi fa atti criminali non è fascista, o razzista ma è solo un criminale, che come tale va condannato.

Fra 3 giorni sarà il turno di Nagasaki, dove a morire saranno altre 150.000 persone. 
Chissà se qualcuno si ricorderà di loro. Io, l’ho fatto.

Claudio Lauretti

Prosegue anche quest’anno la folle e criminale Grindadràp.
La piccola baia si colora del sangue di questi poveri animali e gli spettatori non mostrano alcun disgusto, nonostante sotto i loro occhi centinaia di cetacei vengano uccisi a colpi di arpione e di grossi coltelli

Per chi non lo sapesse, il Grindadràp, come è chiamata dagli abitanti delle Isole Fær Øer, è una pesca storica locale. Si ripete da secoli ed è aperta a tutti. Le vittime: balene dal naso a bottiglia e delfini atlantici. Si tratta di un massacro bello e buono nei confronti dei globicefali, dei cetacei costretti con navi, sonar e chi più ne ha più ne metta a nuotare in branco verso la riva, dove ad attenderli ci sono centinaia di “cacciatori” pronti a decapitarli per collezionarne la carne, anche se ormai è diventata solo una macabra tradizione, uno sfogo per della gente frustrata legata a tradizioni da trogloditi, utile a sentirsi virili massacrando delle bestie indifese.

Una mattanza che va avanti nonostante Sea Shepherd, un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini, abbia più volte cercato di arginare questa brutale pratica. Il prezzo pagato dall’organizzazione come goni anno non è basso: una trentina di volontari di Sea Shepherd sono finiti in carcere per aver cercato di fermare il Grindadráp. Ma gli attivisti non si sono lasciati spaventare e anche questa volta hanno cercato di impedire una strage che il Governo danese non condanna ufficialmente solo perché, molto probabilmente, la considera una tradizione. Un evento, però, che anche quest’anno fino ad oggi è costato la vita a circa 250 splendidi esemplari di balene e cetacei.

Dovete sapere che le isole Far Oer sono, sostanzialmente, indipendenti dalla Danimarca e, pur aderendo al trattato di libero scambio di Schengen, non fanno parte dell’Unione Europea. Quindi Copenhagen, in teoria, potrebbe far poco per risolvere il problema Grindadrap, invece ogni anno la Marina danese invia le proprie navi nella zona per proteggere la caccia da eventuali intromissioni di cittadini che sono contrari. Quindi, una certa ingerenza da parte delle Danimarca esiste, da questo “paese civile” in favore di questa barbarica tradizione.

Per firmare la petizione “Fermiamo il Grindadap” cliccare sul seguente link: https://www.change.org/p/chiediamo-alla-danimarca-di-annullare-il-grindadràp-la-mattanza-di-delfini-e-balene

Claudio Lauretti

La foto da sola basta a evidenziare la follia di un uomo, di quell’uomo, quel padre, che ha deciso di sfidare in una corrida un toro con il figlio in braccio, mettendone a rischio la vita. Premesseo che i tori sono animali pacifici, sappiamo bene il trattamento che gli viene riservato prima di “scendere in campo”, rendendoli quindi abbastanza aggressivi durante le manifestazioni di questo tipo (e aggiungerei tra banderillas, occhi arrossati con sostanze irritanti e quant’altro chi non lo sarebbe?).

Il fatto è avvento a luglio, precisamente sull’isola Terceira, parte delle Azzorre. Nella località Casa de Ribeira ogni anno si celebra un festival lungo le strade, con tanto di sfilate a attrazioni varie. Ma tra le “attrazioni”, c’è anche una specie di “Corrida”, ovvero è prevista ogni anno la presenza di un toro legato a una fune. Ciò che è accaduto successivamente sà dell’incredibile. poichè ad un certo punto spunta un torero, con una specie di muleta di colore rosa in una mano, e un bambino in braccio. Inizialmente la persone sembrano sorprese, ma quando il toro inizia a carica e l’uomo riesce e evitarlo, partono gli applausi. 

Dovete sapere che questa “attrazione” del festival è denominata “Tourada à corda”, corrida tipica dell’arcipelago portoghese. Quattro tori di razza ‘brava di Terceira’ vengono liberati su un percorso di 500 metri tra le abitazioni. Hanno una corda al collo, tirata all’occorrenza da un gruppo di pastori. Per dovere di cronaca, devo dirvi anche che a differenza della classica corrida, i tori non vengono né uccisi né feriti

Nelle immagini video diffuse su Facebook e condivise anche da qualche media italiano, mostrano ben in vista il bambino scosso da un lato all’altro mentre il padre matador tenta disperatamente di schivare l’animale infuriato. L’associazione anti-corrida Basta ha affermato di aver presentato una denuncia formale alla Commissione nazionale portoghese per la promozione e la protezione dei diritti dei bambini e dei giovani sull’incidente

Claudio Lauretti

Ciò che iniziamente sembrava, successivamente semi-smentito, alla fine è stato confermato: Kaos è stato avvelenato.
Kaos, il cane eroe, è morto per avvelenamento da metaldeide, un prodotto chimico usato in agricoltura come lumachicida. È quanto risulta dagli esami finali dell’Istituto zooprofilattico di Abruzzo-Molise. Si chiude così, almeno per il momento, questa fase di una delle storie che più ha commosso e indignato negli ultimi giorniOra le indagini, condotte dai carabinieri forestali, si intensificano per capire da dove possa essere arrivato il veleno.

Una cosa è certa, nella sua breve vita (Kaos aveva solo 3 anni e mezzo) ha rischiato la vita per salvare chi era in difficoltà, per chi era intrappolato fra le macerie, in prima linea insieme ai militari e agli altri eroi della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, e di questo dobbiamo rendergli atto e onore. Per questo chiedo al Parlamento, al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’Interno, che venga proposto Kaos per la Medaglia al Valore Civile, sarebbe un forte segnale di unità nazionale verso gli animali e un chiaro messaggio di condanna alla violenza su di essi. Parallelamente, senza dimenticare le centinaia di migliaia di animali che ogni giorno vengono abbandonati, torturati o uccisi, è auspicabile che presto venga emanata dal Parlamento una legge di inasprimento delle pene in materia di violenza sugli animali.

Firma e condividi la petizione per proporre Kaos Medaglia d’Oro al Valore Civile: https://www.change.org/p/giustizia-per-kaos-il-cane-eroe-di-amatrice molti dicono che non se ne fa nulla di questa medaglia, ma la medaglia non è per lui, è per noi. Un gesto per affermare con forza come gli animali non sono e non devono essere considerati inferiori a noi. Serve a sensibilizzare tutti questi “esseri” (non riesco a definirli umani) che compiono atti di crudeltà indescrivibile. Speriamo che oltremodo la magistratura riesca a trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia, una giustizia che presto deve diventare molto più importante ed efficiente verso i crimini sugli animali.

Claudio Lauretti

Kaosil cane/eroe di Amatrice è MORTO. Per chi non lo sapesse, è stato trovato morto due giorni fa nel suo giardino, a trovarlo è stato il suo amico tra le lacrime. Subito è partito il tam tam mediatico social, dalle prime battute si è parlato di un probabile avvelenamento, ma dalle prime analisi si parla anche di una possibile morte naturale. L’unica cosa certa è che l’Italia ha perso un vero eroe.

Ancora in dubbio le cause che lo hanno portato al decesso, inizialmente si è pensato ad una “polpetta avvelenata”, ma dopo i primi riscontri è emerso che potrebbe anche trattarsi di un decesso per “cause naturali”. Una cosa è certa, nella sua breve vita (Kaos aveva solo 3 anni e mezzo) ha rischiato la vita per salvare chi era in difficoltà, per chi era intrappolato fra le macerie, in prima linea insieme ai militari e agli altri eroi della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, e di questo dobbiamo rendergli atto e onore.

Per questo ho lanciato l’iniziativa che vede già oltre 7.000 aderenti in un solo giorno, dove chiedo al Parlamento, al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’Interno, che venga proposto Kaos per la Medaglia al Valore Civile, sarebbe un forte segnale di unità nazionale verso gli animali e un chiaro messaggio di condanna alla violenza su di essi. Parallelamente, qualora si riscontrasse il dolo dell’uomo in questa morte, senza dimenticare le centinaia di migliaia di animali che ogni giorno vengono abbandonati, torturati o uccisi, è auspicabile che presto venga emanata dal Parlamento una legge di inasprimento delle pene in materia di violenza sugli animali.

Kaos, qualunque sia la causa che ti ha strappato troppo presto da questo mondo, vegliaci da lassu, corri e salva altri esseri viventi. Immagino il dolore che starà provando il tuo padrone, il tuo amico. Mi unisco in raccoglimento insieme a tanti altri cittadini, lanciando questa petizione che non riporterà Kaos in vita, ma che può renderebbe immortale nella storia dell’Italia, un simbolo di fedeltà, coraggio e lealtà

Per aderire all’iniziativa e firmare la petizione clicca sul seguente link: https://www.change.org/p/giustizia-per-kaos-il-cane-eroe-di-amatrice

Claudio Lauretti

Anno 2018, Sardegna: Questa non è una regione per cani.
Non è l’inizio di un remake del famoso film “Questo non è un paese per vecchi”, ma questo è l’inizio di un articolo che vuole mettere a nudo una triste realtà, che tutti dovete sapere, ovvero quella che vede la Sardegna una regione inospitale per i nostri amici a 4 zampe.

L’articolo nasce dall’aver appreso lo sdegno di una ragazza di Oristano, la quale si è vista chiudere tutte le porte in faccia da cittadini e proprietari immobiliari in altre zone della Sardegna, per via dei suoi cuccioli al seguito. Oltre il danno la beffa, in quanto la sua volontà di spostarsi nasce dall’esigenza di trovare una occupazione. Già, perchè in questa Italia non solo è difficile già trovare lavoro, ma se hai deciso di dedicare parte del tuo tempo e delle tue attenzioni per altri esseri viventi devi “pagarne le conseguenze”. Già, è assurdo pensare che a pagare le conseguenze di un bel gesto siano le persone per bene, non i cacciatori o chi abbandona gli animali in autostrada.

Ora, siamo nel 2018, mi chiedo come possa essere ancora possibile che “uomini” (se cosi vogliamo definirli) possono essere cosi bigotti e restii nell’accettare degli animali nelle proprie abitazioni messe in affitto. Mi chiedo di cosa si cibano questi “esseri”, perchè non è solamente un discorso animali si animali no, animalisti si animalisti no, vegani si o vegani no. Credo che questa cattiveria abbia ben altre origini. Come sempre gli uomini si credono superiori agli animali, ma non ho mai visto nessun animale distruggere se stesso e il pianeta su cui vive come sta facendo l’uomo e l’umanità. L’avidità ci ha accecato

Questa umanità è ben lontana da ciò che dovremmo essere, eppure l’uomo potrebbe rappresentare tutto ciò che di bello potrebbe essere e fare su questo pianeta, ma si perde dietro a cose senza senso, il materialismo, il consumismo, il denaro, come se tutti non avessimo una data di scadenza, come se un giorno tutti non passeremo a miglior vita. Spero che l’Italia, la Sardegna compresa in primis, possa uscire da questa miope visione, dando la possibilità a questa splendida ragazza, come tante altre e tanti altri ragazzi che si vedono negato il loro futuro in un posto migliore, anche di una semplice occupazione, perchè hanno deciso di aprire la loro vita a degli animali. 

In genere non faccio “annunci”, ma credo che questa volta, vista la surrealità della realtà, ci sia il bisogno. Se qualcuno ha la possibilità di poter trovare una casa in affitto in Sardegna che accetta i nostri amici a 4 zampe, vi chiedo di scrivermi a info@claudiolauretti.it, al fine di mettervi in contatto con la ragazza in questione, dandogli la possibilità di realizzarsi, di puntare sul proprio futuro insieme ai suoi cani.

Claudio Lauretti

La tecnologia crea dipendenza come la cocaina? Secondo gli scienziati no. Gli psicologi dell’Università di Oxford sono molto scettici sul brusio mediatico intorno alla dipendenza dai social media.

Infatti, secondo il professor Andrew Przybylski dell’Oxford Internet Institute crede che gli ingegneri della Silicon Valley accettino dati psicologici discutibili quando costruiscono le loro app, invece a detta del ricercatore Amy Orben, non vi è alcun motivo per equiparare i social media e le droghe pesanti come la cocaina, sebbene tali confronti siano spesso fatti nei media. Ma entrambi concordano su un punto: farsi coinvolgere nel clamore mediatico intorno alla dipendenza dai social media agisca come una pericolosa distrazione da problemi più urgenti nel settore tecnologico, come la privacy dei dati.

La dipendenza dai social media è diventata una frase familiare. Ma cosa c’è di vero in questo? Gli addetti ai lavori e gli psicologi della Silicon Valley hanno alimentato i resoconti dei media affermando che le compagnie tecnologiche cospargono la “cocaina comportamentale” sulle loro interfacce. Dicono che piattaforme come Facebook usano trucchi psicologici per farci rimanere agganciati ai nostri dispositivi digitali. Ma gli scienziati dell ‘Oxford Internet Institute non sono d’accordo.

Il professor Andrew Przybylski, che è uno psicologo sperimentale e direttore della ricerca presso l’Internet Institute di Oxford, pensa che i “quadranti” della Silicon Valley non comprendano la psicologia che pretendono di manipolare. Nel dibatitto è intervenuta anche Aza Raskin, la quale ha dichiarato al programma “Panorama” della BBC di essere stata ispirata dall’esperimento della zuppa. Questo è un esperimento psicologico basato sulla tesi che se date a qualcuno una ciotola di zuppa che si riempie di nascosto, mangeranno più zuppa che da una ciotola normale. C’è un famoso esperimento con le ciotole di zuppa“, ha detto Raskin. Se una ciotola, silenziosamente da sola continua a ricaricarsi, dove non la vedi, le persone mangiano di più? Si scopre che la gente mangia molto di più, perché non hai la stecca di ‘Ho finito‘”.

Ma secondo Andrew Przybylski, questo esperimento è stato pesantemente criticato all’interno della comunità scientifica. Ora sappiamo che quella ricerca è stata fatta molto male, il ricercatore stesso è sottoposto a molteplici indagini all’università di Cornell per auto-plagio, per manipolazione dei dati, non conserva record molto buoni“, ha detto a Business Insider. Se sapessi qualcosa sull’area di ricerca, sicuramente non diresti alla BBC che pensi che questa ricerca sia il modello che usi per creare una tecnologia avvincente“.

Il mio punto di vista è che né il professor Przybylski né Amy Orben hanno escluso la possibilità che i social media possano influenzare negativamente il comportamento umano, ma entrambi sottolineano la necessità di ulteriori ricerche, per verificarne la giusta fondatezza.

Il principale punto d’appoggio qui è che in realtà non conosciamo queste cose“, ha detto Przybylski. “È importante che queste grandi aziende condividano i loro dati con i ricercatori e condividano i loro dati con il pubblico Questa ricerca deve essere fatta in modo trasparente, non può essere solo un gruppo di Analitiche di Cambridge e relazioni uno-a-uno tra società di social media e ricercatori, ha bisogno di essere allo scoperto, ma il problema è quando questa roba viene amplificata, e questo ci distrae“.

Claudio Lauretti