A parte per gli addetti ai lavori, da moltissimi mesi, forse anche un paio d’anni, nessuno parla più della moria della api. Dovete sapere, per chi non lo sapesse che da alcuni anni è in corso una moria di api senza precedenti. Si stima che in totale, nella sola Unione Europeac’è stata una diminuzione di alveari negli anni scorsi che ha superato il 50 per cento. In Italia questa cifra si attesta sul 20/30 per cento. Anche negli Stati Uniti si aggira intorno al 30 per cento, in Giappone al 25 per cento.

Le api sono di fondamentale importanza in quanto permettono l‘impollinazione di circa un terzo di tutti i raccolti del Pianeta, creando abbondanza e soprattutto varietà.  Si calcola che il 70% delle specie vegetali derivi dalle api: l‘apicidio di massa condannerà tutte queste varietà. Basti pensare che l’80 per cento dell’impollinazione dipende dalle api, per un’incidenza economica che solo negli USA è stimata pari a 15 miliardi di dollari l’anno. Per questo motivo, proprio negli Usa, si portano avanti studi e investimenti per salvare le api dal grave fenomeno del declino che loro chiamano “colony collapse disorder”. Scienziati americani e inglesi stanno già pensando ad un rimedio estremo: The Robobee (per avere maggiori informazioni sull’ape robot cliccare qui). Di recente, Harvard School of Engineering and Applied Sciences ha ricevuto un contributo di 10 milioni di dollari per progettare e costruire questa ape artificiale e poter sopperire così, in prospettiva, al problema dell’impollinazione. Paradossalmente, in qualche altra parte del mondo (Cina) stanno già sostituendo le api con l’impollinazione manuale dei fiori.

Diversi studi hanno ormai dimostrato il legame tra uso di pesticidi e moria delle api tanto che l’Unione Europea ha vietato parzialmente l’impiego dei pesticidi neonicotinoidi. La relazione tra impiego di pesticidi e moria delle api appare però molto complessa secondo gli esperti e gli scienziati stanno ancora cercando di capire esattamente cosa stia succedendo. Nel nuovo studio i ricercatori del National Veterinary Research Institute in Polonia hanno sviluppato un metodo per l’analisi di 200 pesticidi che stanno mettendo a rischio le api.

Considerando che le api sono un vero e proprio mezzo produttivo per l’agricoltura, necessario all’impollinazione di molte colture orto-frutticole e sementiere (39 specie vegetali su 57, nell’ambito delle più importanti monocolture, beneficiano di questo servizio), senza trascurare l’importanza fondamentale nella riproduzione di gran parte delle specie vegetali spontanee più evolute, si può intuire la rilevanza economica di questo fenomeno a livello mondiale.

A mio giudizio è palese: siamo davanti all’ennesima azione delle multinazionali per monopolizzare il controllo dell’agricoltura con il conseguente aumento di potere e denaro. Sterminare le api è diventato importante, perché’ sono il veicolo fondamentale della trasmissione “naturale” per frutta e verdure. Tutto questo, quindi, non è un caso, e il silenzio dei governi, ormai controllati da banchieri e multinazionali, davanti a uno sterminio di tale portata è tutt’altro che incomprensibile.

Claudio Lauretti