Quanti di voi hanno mai sentito del Suriname? Ex colonia olandese, collocata in Sud America, ha gli occhi puntati da Pechino. Oltre il 10% della popolazione ha origine cinese. Gli imprenditori hanno totalmente monopolizzato l’economia.

Il Suriname è però solo il centro di una sempre maggiore importanza nella Cina negli equilibri dei Paesi del Sud-America e del Centro-America. Negli ultimi anni diversi cinesi hanno acquisito posizioni importanti nei settori chiave delle economie nazionali del Sud-America e dell’America Centrale. Sfruttando la crisi economica, hanno acquistato e rifondato da capo le aziende che operavano nei settori delle materie prime di cui grano, Oro, petrolio e pesce surgelato. La penetrazione economica cinese è stata resa possibile dagli interventi diretti del governo della Repubblica Popolare.

Questo determina, a detta di molti economisti, che queste attività cinesi stanno facendo rinascere la dipendenza economica dell’America Latina dalle materie prime, problema che si credeva archiviato. Negli anni ottanta metà dell’America centro-meridionale era composta da un’economia dipendente dalle materie prime, negli anni novanta lo squilibrio si era attenuato.

Ma parliamo anche di qualche numero.
Dal 2005 al 2013 la Cina ha investito in America Latina 102 miliardi di dollari.

Nell’estate del 2014 durante il viaggio del premier Xi Jinping nella marco regione sono stati firmati 29 accordi di cooperazione con Cuba, rafforzati i legami col Venezuela, stipulati nuovi contratti con l’Argentina per la realizzazione di due dighe presso Santa Cruz (4,4 miliardi di dollari), per la ristrutturazione di una delle linee ferroviarie più importanti per i trasporto merci (2,1 miliardi di dollari), per lo sviluppo della quarta centrale nucleare del Paese e la costruzione di 11 navi (423 milioni di dollari).

La Cina, inoltre, ha fatto investimenti per circa 7 miliardi di dollari nella compagnia pubblica brasiliana PetrobrasIn crescita anche gli investimenti diretti, anche se i 9 miliardi investiti in Sud America sono ancora ben lontani dai 41 investiti dalla Cina in Africa e dai 25 in Europa.In Centro e Sud America si discute di nuove miniere, impianti per l’estrazione del petrolio, canali, porti e strade da costruire impiegando lavoratori e aziende edili cinesi. Finora poco è stato realizzato, ma gli immigrati cinesi sono in aumento.

Talvolta il governo di Paramaribo annuncia di voler limitare e fissare delle quote per l’esportazione del legno grezzo e delle altre materie prime, ma questi annunci finiscono sempre in un nulla di fatto. Per la Cina questa è una situazione molto favorevole. Possono comprare materie prime a basso costo e rifornire l’ex colonia olandese di prodotti industriali. La realizzazione di ponti e di strade, inoltre, rende il trasporto delle risorse sempre più economico.

I numeri confermano quel che pensano molti osservatori, concordi nel rilevare che nello scontro economico del continente ad uscirne vittoriosa potrebbe essere è stata la Cina, surclassando Stati Uniti ed Europa. La politica estera adottata dalla Cina negli ultimi anni rende chiari i piani del Presidente Xi Jinping, che punterebbe ad aumentare L’influenza della Cina nel Sud America utilizzando strategie simili a quelle adottate nella seconda metà del ‘900,  e non solo, dagli Stati Uniti.

Claudio Lauretti