Attenzione: I riferimenti di questo articolo non sono puramente casuali.

Raramente rispondo in modo “ad personam” quando leggo degli articoli, ma questo è uno di quei casi. Non posso non rispondere con un articolo a quello fatto da Bettina Zagnoli intitolato “Sexy Shop, Tinder vegani, quando il sesso rinuncia alla carne“, che potrete leggere (cliccando qui). Il Fatto Quotidiano si preoccupasse di parlare di “Renzusconi”, di politica o inchieste in generale che gli riesce meglio senza dubbio. Il resto, sarebbe meglio che lo evitasse, ma si sà, per rimanere in tema: “tira più un like su facebook che un carro di buoi“.

La mia “reaction” nasce non tanto dall’articolo in sè, in quanto ne ho letti di peggiori, ma dalla frase finale dell’articolo: “Detto questo vado a mangiare una fiorentina e se doveste fustigarmi, cari vegani, fatelo con un fiore“. Una chiusura veramente di cattivo gusto. Devo riconoscere che l’intuizione è stata geniale, parlare di vegani fa sempre “share” (Cruciani lo sa bene), il sesso è da sempre una delle tematiche che maggiormente attrae curiosità e lettori, metterli insieme è un colpo da fuoriclasse. Ma la domanda rimane: Perchè la chiusura così di cattivo gusto? Perchè i vegani devono essere continuo oggetto di scherni? 

Ci battiamo tanto per i diritti di tutti, anche di chi non ne avrebbe il diritto, parliamo di rispetto, ma quando si pensa invece di darlo? E’ inaccettabile che si può tranquillamente deridere e offendere, urtando la senbilità di moltissime persone che credono in uno stile di vita non solo rispettoso per gli animali, ma per l’ambiente e gli esseri tutti, un insieme di persone (etichettate come oggetti oltretutto) che, ad oggi, è oltre il 2% della popolazione nazionale. Qundi leggere stupidaggini sul sesso, sul come farlo, con chi farlo, perchè farlo è veramente deplorevole. Ma questa società non è niente di più che un oblo sull’oblio.

Che molti vegani (di cui fieramente mi prendo anche Io l’etichetta) devono cambiare il loro modo di rapportarsi con il mondo sono il primo a dirlo, chi mi segue o mi conosce lo sà, non mi sono mai nascosto, e non lo facciamo nemmeno in questo caso, quando critico l’esaltazione del “modello vegan“. In un mondo dove tutto è politica, economia e sociale, non si può pensare di sdoganare e vincere una battaglia così importante per tutti, non solo per gli animali, sparando video di violenze sugli animali o iniziando a fare terrorismo psicologico verso chi ancora mangia animali, ghettizzandosi autoescludendosi da ciò che la civiltà, credendo che il mondo da noi ambito si possa materializzare e realizzare con questi atteggiamenti emotivamente giusti e sacrosanti, ma privi di efficacia nell’atto pratico.

Non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti lo stesso grado di consapevolezza, inoltre cultura e consuetudine giocano una partita importante contro di noi. Ma se da un lato evidenzio a volte l’esasperazione di una battaglia giusta, giusta non solo per la nostra empatia ma anche secondo la scienza, dall’altro c’è la continua provocazione e prevaricazione del rispetto reciproco. Non credo nessuna persona di buona creanza vada in giro e vedendo un uomo di coloro lo appella “a’ negro”, oppure vedendo un gay lo appella “a’ frocio”, e non credo nemmeno che chi è ciliaco o diabetico gli accade una cosa analoga e via dicendo, allora perchè noi dobbiamo essere etichettati con disprezzo in questi termini, “il vegano”. Per gli altri tutti indignati, basta il tempo di terminare la frase e gridare alla violenza razziale, sessuale e/o psicologica, ma la violenza contro chi decide di non cibarsi di altri esseri viventi è concessa?

Per concludere, detto questo vado, visto si è fatta ora di pranzo e sono un tipo a cui piace mangiare, mi vado a mangiare il mio bel piatto di pasta e seitan, e se volete fare esclamazioni derisorie, cari onnivori, fatelo di persona (sono a Roma), che un pranzo lo condivido volentieri con voi e potreste oltretutto scoprire che forse, e dico forse, non tutti i vegani usano i fiori.

Claudio Lauretti