Equitalia non chiude ed avrà maggiori poteri

La fantomatica chiusura di Equitalia è una mera invenzione dei media. Dal 1° cosa accade realmente ad Equitalia e chi ha debiti con essa? Principalmente Equitalia diventa Agenzia delle Entrate, sez. Riscossione, ovvero un ente pubblico economico che svolgerà le stesse funzioni di Agente di riscossione, con passaggio diretto di tutti i dipendenti dell’Ex Equitalia ad impiegati statali. Non cambiano le sedi territoriali, ma cambieranno moduli e le attività allo sportello.

I cambiamenti di potere invece riguardano tutta una serie di aspetti, ovvero il nuovo ente avrà la facoltà di accedere a diverse banche dati, procedendo al pignoramento dei conti correnti in modo diretto, senza dover richiedere autorizzazione al giudice. Le somme in pratica saranno bloccate e rigirate al Fisco, per gli importi a debito, con pieni poteri esecutivi. “Le norme che regolano la procedura di pignoramento diretto sono in vigore dal 2005” ha chiarito l’ente in vista dell’accorpamento con l’Agenzia delle Entrate, con la sola differenza che ora saranno senza alcun controllo se non quello a stretto controllo di Equitalia – Agenzia delle Entrate. Se ci sono degli errori il cittadino come farà a difendersi se si estreneano gli aspetti civili/giudiziari? Ci saranno modalità di accordo analoghe? I cittadini non devono pagare questa ennesima follia. Chi ha debiti con Equitalia molto spesso sono cittadini in difficoltà, i grandi evasori non vengono colpiti cosi.

Verrà introdotta anche l’anagrafe tributaria. Ad ogni modo, certo è che  il nuovo ente, che opera sotto la vigilanza e il controllo dell’Agenzia, avrà accesso ai dati dell’Anagrafe Tributaria, ovvero alla situazione completa, per chi non è riuscito a eludere in qualche modo ovviamente. L”AdE-Riscossione’ potrà accedere anche alla banca dati Inps, ottenere le informazioni che le servono (ad esempio i dati dei rapporto di lavoro) e procedere a pignorare stipendio, pensione o indennità. L’ente può procedere al pignoramento del conto corrente se, passati 60 giorni dalla notifica, la cartella esattoriale non è stata pagata. Trascorso il termine, l’Ente riscossione può subito inviare alla banca l’atto di pignoramento ancora prima di notificarlo all’interessato, per poi invitarlo al pagamento del dovuto entro altri 60 giorni. Se il debitore persevera e continua non pagare, il Fisco richiede alla banca di versare l’importo pari al debito, senza necessità di rifarsi a un giudice. Ma se quei soldi non ci sono? Se non si ha possibilità di pagamento?  E questo ente come si relazione con la legge sul sovraindebitamento n. 3 del 27/1/2012?

Il sovraindebitamento 2017 è stato introdotto dalla legge del 27 gennaio 2012, n.3  come nuova procedura che consente al debitore persona fisica o altro soggetto escluso dalla legge fallimentare, di trovare un accordo con il creditore davanti al Giudice. Recentemente c’è stato un caso, che ha visto un Giudice emettere una sentenza a favore del cittadino nei confronti del quale gravava una cartella di pagamento di Equitalia da 86.000 euro. Tale cartella, ritenuta troppo al di sopra delle reali disponibilità del debitore è stata ridotta dal Giudice, tenendo conto di tutti i redditi del debitore e tolto quanto serve per alla famiglia per vivere. Una volta valutato l’effettiva capacità del debitore di onorare il debito, il tribunale ha deciso di ridurre di circa l’87% l’ammontare del debito, facendo arrivare la cartella di pagamento a 11 mila euro anziché 87 mila euro inziali. Il Tribunale di Varese è stato infatti il primo in Italia ad applicare la nuova legge del sovraindebitamento e sicuramente non rimarrà un caso isolato.

Per chi non lo sapesse, il Sovraindebitamento legge n. 3 del 27/1/2012 “Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio”, in vigore dal 29/2/2012 e successivamente modificata dal D.L. 179/2012 (convertito nella Legge n. 221 del 17 dicembre 2012) ha introdotto per la prima volta in Italia la nuova procedura concorsuale per i soggetti non fallibili, legge fallimentare, tra cui anche il consumatore, l’imprenditore agricolo e la start up innovativa.

L’introduzione della legge sul sovraindembitamento, consente quindi di accedere ad una procedura per facilitare il risanamento dei debiti, rivolgendosi all’organismo di composizione della crisi o ad un professionista abilitato che può essere un commercialista, un avvocato o un notaio, per presentare un piano di rientro per i debiti contratti. Se l’accordo viene approvato dal giudice, il debitore ha la cd. esdebitazione che permette di ridurre il debito a quanto effettivamente il debitore è in grado di pagare in base alle sue disponibilità, e il resto del debito viene cancellato mentre se non viene accolto, il consumatore può comunque accedere alla procedura di liquidazione del patrimonio. Con la legge del sovraindebitamento, è quindi il Giudice a decidere, sulla base di un’attenta analisi dei redditi del debitore quanto è in grado di pagare, valutando anche il merito creditizio, è il caso in cui il debitore per far fronte alle sue spese utilizza strumenti finanziari come carte di credito revolving, prestiti o pagamenti a rate accordati da banche o intermediari che non hanno valutano in primis la sua effettiva capacità di restituzione del debito, ovvero, hanno accordato cifre esagerate rispetto alla sue reali possibilità.

Il sovraindebitamento in altre parole, permette quindi al fallito di poter riprendere una nuova attività commerciale, senza vedersi più gravare del peso dei debiti contratti in precedenza e di potersi reinserire nella società. Con esso i cittadini in difficoltà potranno in qualche modo non essere schiacciati dal peso di questa economia fallimentare che si impone un unico dogma: il denaro.
Dobbiamo difenderci e tutelarci, insieme possiamo cambiare questa realtà che ci vuole economicamente instabili e poveri, per renderci schiavi.

Claudio Lauretti

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