Il neodecadentismo del terzo millennio

neodecadentismo

La nostra società è una società folle e decadente. Una società orientata al denaro, al profitto e al materialismo sta producendo una società che passerà alla storia con il più basso livello di evoluzione sociale. Viviamo in una società priva di coscienza sociale. Le regole del gioco economico sono obsolete ed insufficienti, e stanno proiettando il mondo in questo neodecadentismo, accompagnandolo sempre più verso il punto di non ritorno. Dobbiamo ridisegnare la cultura. Dobbiamo elaborare un nuovo modello, ambendo a un nuovo modello di civiltà sociale, nazionale pacifica e sostenibile, dove gli esseri umani, la tecnologia e l’ambiente coesistono, dove i diritti umani, animali e ambientali non sono più proclami, ma uno stile di vita. Dobbiamo ripensare completamente il modello planetario.

Niente poveri, niente più disoccupati, niente più diseguaglianze. La guerra non è l’unica forma di violenza, anche fame, miseria, povertà e disoccupazione sono forme di violenza anche più virulente, perché subdole e l’accettazione umana di questi status è una favola, che ci propinano, affinché che detiene il potere può affermarlo, controllarlo e gestirlo per i propri interessi economici finanziari. Ad oggi, nessuno status mondiale mette al centro la dignità umana, la salvaguardia ambientale, forse le fantomatiche “democrazia occidentali”  ne beneficiano, ma il resto del mondo, insieme al mondo stesso, sta pagando un prezzo troppo altro a livello di risorse e vite umane.

I problemi sociali e ambientali rimarranno insormontabili finché poche nazioni controlleranno la maggior parte delle risorse della terra e si pone il profitto al di sopra del benessere delle persone. Mettere i profitti al primo provoca le inutili sofferenze e i comportamenti aberranti che prevalgono oggi. Molte persone credono che servano le leggi per eliminare i nostri problemi. Nulla di più falso, ad oggi le leggi sono a migliaia, ma vengono regolarmente infrante per interessi di pochi. Proclami e trattati di carta non alterano la realtà di scarsità, privazione e insicurezza. In virtù di questo diventa necessario puntare a una redistribuzione delle ricchezze e ad uno  sviluppo sostenibile, rifacendoci anche alla definizione ripresa dalla Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’Onu, che “soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.
In sintesi lo sviluppo sostenibile deve rispettare la cosiddetta regola delle tre E:

  1. Ecologia – con ecologia si fa riferimento alla capacità dell’ambiente di mantenere le sue funzioni nel corso del tempo. Le principali funzioni dell’ambiente sarebbero quella di fornire risorse (dirette e indirette) e smaltire rifiuti.
  2. Equità – il concetto di equità a cui si fa riferimento è quello di equità intergenerazionale, nel senso che le generazioni diverse godono del medesimo diritto di usufruire delle risorse del pianeta.
  3. Economia – in questo caso ci si riferisce all’economia come alla capacità di creare una crescita duratura degli indicatori economici, generare reddito e lavoro e sostenere nel tempo le popolazioni, valorizzarne le specificità territoriali e allocarne efficacemente le risorse .

Alla base dell’economia sostenibile si cela l’esigenza di conciliare la crescita economica e l’equa distribuzione delle risorse. Nello specifico tale modello argomenta  che, la crescita economica da sola non basta, in quanto ogni sviluppo è reale solamente quando migliora la qualità della vita. Il concetto di sostenibilità concerne quindi la capacità da parte di un’economia di sostenere nel tempo la produzione di capitale  inteso sia come capitale economico che umano e naturale.Di fatto, poiché l’intero modello si basa sulla capacità da parte del pianeta di ripristinare in un certo periodo le energie utilizzate, il sistema economico non deve essere messo davanti a quello ecologico.

Nel corso degli anni il concetto di sviluppo sostenibile è stato esposto ad alcune folli critiche. Tra le più importanti quella secondo cui è impossibile pensare che uno sviluppo economico basato sui continui incrementi di produzione sia in sintonia con la preservazione dell’ambiente, ma dovrebbe essere proprio impensabile pensare a questo modello economico mondiale. Quotidianamente le società occidentali, anche in periodo di crisi, vedono consumare più del necessario quando ciò serve mantenere alta la crescita economica, condannando giorno dopo giorno, tutti noi, a un punto di non ritorno.

Claudio Lauretti

Related posts