Realizzata tecnologia per fare la fotosintesi artificiale

fotosintesi artificiale

Che i problemi ambientali, i cambiamenti climatici e la dipendenza dalle energie fossili, siano un pensiero fisso per tutti coloro a cui sta a cuore l’ambiente, ogni tanto uno spiragli di luce si vede, in un modo sempre più rivolto alla propria autodistruzione. La notizia arriva da un team di ricercatori ha dimostrato che è possibile accelerare la fotosintesi clorofilliana, il processo attraverso cui le piante producono sostanze organiche in presenza di luce, sviluppando una fotosintesi artificiale.

Nello specifico, nei laboratori del Max Planck Institute for Terrestrial Microbiology hanno sviluppato un sistema artificiale che velocizza l’assorbimento dell’anidride carbonica presente nell’aria, con la speranza questa strategia possa servire in futuro per eliminare gli eccessi di gas serra nell’atmosfera. Il team ha cercato di ottimizzare il processo setacciando un database di circa 40mila enzimi, al fine di trovare un catalizzatore (cioè un facilitatore della reazione chimica) più “prestante” di RuBisCO. Alla fine hanno identificato diciassette enzimi diversi provenienti da nove organismi e li hanno utilizzati per progettare un sistema artificiale che simulasse il Ciclo di Calvin, ma capace di fissare la CO2 quasi venti volte più velocemente.

Questo lavoro è un importante passo avanti per la salvaguardia del pianeta. Dal punto di vista scientifico, è stato molto difficile confezionare materiali che assorbano  un colore specifico della luce, ma dal punto di vista sociale, la speranza di sviluppare una tecnologia che può aiutare a ridurre i gas serra, è una innovazione e iniezione di speranza senza precedenti.

Approfondendo, possiamo evincere come il team ha creato un modo per innescare una reazione chimica in un materiale sintetico chiamato MOF (metal-organic frameworks)  che trasforma l’anidride carbonica in materiali organici innocui. Lo hanno pensato come un processo di fotosintesi artificiale, simile al modo in cui le piante trasformano la CO2 e la luce solare in cibo. Ma invece di produrre alimenti, il metodo produce combustibile solare. E’ ‘qualcosa che gli scienziati di tutto il mondo cercavano di ottenere da anni, ma la sfida era quella di trovare  il modo per cui la luce visibile innesca la trasformazione chimica. «I raggi ultravioletti hanno energia sufficiente per permettere la reazione in materiali comuni come il biossido di titanio – spiegano i ricercatori,  ma gli UV costituiscono solo il 4% della luce che la Terra riceve dal sole. Il campo del visibile, le lunghezze d’onda tra il violetto e il rosso,  rappresentano la maggior parte dei raggi del sole, ma ci sono pochi materiali che captano questi colori chiari per creare la reazione chimica che trasforma la CO2 in combustibile».

Forse un futuro meno grigio è ancora possibile.

Claudio Lauretti

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