Claustrofobia e Agorafobia: La società senza fobie

claustrofobia

Molto spesso assistiamo come la nostra società, che mira al progresso civile, tenga in particolar modo all’aggiornamento di infrastrutture e servizi, affinché si possa consentire a tutti i cittadini la possibilità di essere autosufficienti, ma nessuno considera moltissime altre “cause invalidanti” che non consentono a molti cittadini di poter svolgere con serenità ciò che per moltissime persone è una normalità, come per la claustrofobia, agorafobia o centrofobia.

Claustrofobia, agorafobia e centrofobia: Tre malesseri, un’unico destino.
Anzitutto vorrei partire da un presupposto, la claustrofobia, l’agorafobia e la centrofobia non sono all’antitesi l’una con l’altra, bensì hanno sintomi analoghi e hanno delle origini comuni. Faccio un’esempio: ci sono soggetti che hanno i tratti classici della claustrofobia, quindi il malessere di stare in spazi chiusi come ascensori o metropolitane, disturbo che però ha origine non nel fatto che possa finire l’aria e morire (come suggerisce la spiegazione generale) ma che non hanno una via di fuga certa (tratto classico invece dell’agorafobia). Quindi anche le variabili di tali problemi sono molteplici, portando a molteplici sfaccettature da non dover trascurare.

Quali sono gli impedimenti a cittadini che soffrono di questi disturbi?
Gli impedimenti possono essere molteplici, variegati, ma cerchiamo di fare un’analisi di quelli più comuni. Prendiamo Roma come esempio di città per esporre alcuni disagi che passano completamente inosservati, in un contesto di società. Partiamo da una cosa semplice, elementare, fisiologica, come andare in bagno. Moltissimi bagni pubblici sono situati all’interno di muri con porte metalliche che si aprono e chiudono in modo ferreo, dopo aver inserito una moneta (ndr) senza alcun spiraglio di apertura qualora si inceppasse l’ingranaggio. Su questa falsa riga sono anche molti gli ascensori che si aprono e chiudono con porte metalliche che isolano gli interni dall’esterno, come quelli degli ospedali o di moltissimi uffici pubblici. Da menzionare è anche la Metro C, metro all’avanguardia ma che, oltre a non avere conducente e non avere nessun controllo umano-relazionale, isola completamente i passeggerei, in quanto sotto la metro per gran parte della linea (a parte quando emerge in superficie) le reti telefoniche non funzionano. Passando dal chiuso all’aperto, per alcuni invece diventa un vero problema fare cose di ordinaria routine in ampi spazi, come andare dentro un mercato per fare la spesa, passeggiare per una piazza o strade affollate.

Sarebbe il caso di pensare anche a questi disagi di questi cittadini che, mentre vincono le loro fobie, la società possa, attraverso determinate infrastrutture, agevolare lo scorrere della vita quotidiana senza troppe problematiche.

Claudio Lauretti

Related posts