La fine della Grecia: la nuova frontiera dello schiavismo

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Mi chiedo cosa abbia pensato Alexis Tsipras quella notte di circa un anno fa quando la Grecia era ad un passo dall’uscita dell’Europa. Sicuramente non avrebbe potuto immaginare che la situazione sarebbe peggiorata di giorno in giorno, ma di certo che se la via di uscita era il suicidio, suicidio per suicidio avrebbe dovuto cercare di salvare il popolo anziché mettersi nelle braccia della Germania mietitrice.

Questa Europa targata Germania, immenso campo di prigionia economica, continua a seminare austerity.
Ma come possiamo, come cittadini, ma sopratutto come uomini liberi, accettare passivamente questa dittatura europea, proprio come la definiva Ida Magli, senza battere ciglio. Non siamo liberi e dobbiamo capirlo quanto prima. Ci illudono di essere liberi un sistema isotopico di libertà, ma libertà non è. Con l’arma della privatizzazione ci stanno togliendo tutto, non solo in Grecia, in Italia basti pensare ai tagli alla sanità e all’istruzione.

I beni dello Stato greco verranno trasferiti a un nuovo fondo creato dai creditori internazionali. Il piano ha provocato dimostrazioni di protesta e scioperi del settore pubblico in tutto il paese, compreso il settore idrico ed elettrico. Questo martedì sera il parlamento greco ha approvato una riforma per tagliare la spesa pensionistica e trasferire il controllo dei servizi pubblici a un nuovo fondo patrimoniale. Queste riforme hanno lo scopo di cercare di sbloccare aiuti finanziari per un totale di 2,8 miliardi di euro, come parte del più recente programma di bail-out del paese.

Il voto (152 favorevoli e 141 contrari) si è svolto tra manifestazioni di piazza contrarie al trasferimento del controllo dei servizi pubblici a un nuovo fondo creato dai creditori internazionali, la famigerata Troika. Il nuovo provvedimento pone le aziende dell’elettricità, del gas e dell’acqua pubblica sotto il controllo del fondo per 99 anni. Il Fondo sarà guidato da un presidente scelto dai creditori, mentre il ministro delle Finanze greco manterrà il controllo generale. Il Fondo prenderà anche il controllo della metropolitana di Atene, una azienda che produce veicoli militari e un fondo pubblico di gestione immobiliare.

Questo sistema che lega 19 Paesi europei al cappio dell’Euro impedisce al valore del popolo di esprimersi liberamente. Ogni scelta viene condizionata dalla paura, dai mercati, dalla BCE, dalle lune di Mario Draghi e chi più ne ha, più ne metta. I Paesi leader di questa folle Eurozona dettano le regole che poi infrangono (vedi la Germania col suo abnorme surplus che sta prosciugando le economie del Sud). E per fortuna che la Grecia, come diceva quel grande statista di Mario Monti, è il più grande successo dell’Euro.

Claudio Lauretti

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